giovedì 27 dicembre 2012

Riconoscimento testo (OCR) direttamente da smartphone? Niente di più semplice!

Non sarà una cosa che vi capita tutti i giorni, ma dite la verità, sarà già accaduto vi occorresse uno scanner a portata di mano per scansionare un documento ed estrarne il testo per poterlo riusare. Eppure il miglior strumento a disposizione lo avete già: ovviamente è il vostro smartphone.

Il cosiddetto Optical Character Recognition (OCR) - ovvero riconoscimento ottico dei caratteri - è una tecnica grazie alla quale è possibile estrarre il testo da documenti cartacei o anche già digitalizzati, in formato immagine o PDF, mediante specifici software. Su desktop esistono decine e decine di soluzioni sia free che commerciali, io personalmente uso su Windows FreeOCR, un software freeware leggero e molto efficace.

Ma qui voglio parlarvi di un paio di metodi per fare OCR direttamente da smartphone, tra l'altro in pochissimi minuti, molto meno di quanto ci metteremmo con uno scanner e un computer. Quello che serve è essenzialmente una delle decine di applicazioni che consentono di scansionare testi e documenti sfruttando la fotocamera dello smartphone.

Per testi brevi: Google Goggles

Se avete necessità di riconoscere un testo molto breve - al limite di 4-5 righe - la soluzione chiavi in mano è costituita da Goggles, la formidabile app di Google che consente di fare ricerche basandosi su foto scattate direttamente con il nostro smartphone. Una delle feature di Goggles è quella di riconoscere il testo in una foto e nel caso tradurlo nella nostra lingua, analogamente a quanto in grado di fare Google Translate.

Sarà sufficiente scattare una foto al testo e Goggles lo riconoscerà automaticamente, dopodiché potremo inviarlo alla clipboard o a qualunque altra applicazione desiderata, come email o Drive. Purtroppo Goggles ha il grande limite di riconoscere solo piccole porzioni di testo, come ad esempio etichette, segnali e brevi iscrizioni, risulta pertanto totalmente inadatto a scansionare intere pagine di documenti.

Goggles riconosce brevi porzioni di testo

Per testi più lunghi: Mobile Doc Scanner e Google Drive

Di applicazioni per scansionare documenti ne ho provate diverse, e quella che mi ha dato i risultati migliori - in termini di risoluzione e qualità dell'output - è Mobile Doc Scanner nella versione Lite. Con essa potete catturare intere pagine di testi - fino a 4 in modalità batch nella versione free - e convertirli in documenti PDF che potrete salvare sullo smartphone o inviare per email o su servizi cloud.

Il funzionamento è molto semplice, per ogni scatto di pagina è possibile definire l'area di testo da includere nel file finale e la modalità di elaborazione, che per il nostro scopo sarà "Documento nero su bianco".


Una volta terminata la scansione delle pagine che ci interessano, sarà necessario esportare il file finale PDF su Google Drive.


Sfrutteremo infatti la capacità di Google Drive di riconoscere automaticamente il testo in un file PDF, caricandolo e semplicemente visualizzandolo online, come nell'esempio qui sotto. Se il riconoscimento avviene correttamente, sarà possibile selezionare con il mouse il testo che ci interessa - che apparirà colorato di azzurro - copiarlo nella clipboard con un colpo ben assestato di ctrl+c e successivamente incollarlo nella nostra applicazione di scrittura testi preferita, o anche nella finestra di composizione email, con un altro ben assestato colpo di ctrl+v.

La selezione del testo in Google Drive

Una alternativa può essere quella di caricare il file PDF su Google Drive e convertirlo automaticamente in documento di testo selezionando l'apposita opzione in fase di upload (vedi immagine sotto).

Caricare un documento PDF e convertirlo in documento di testo con Google Drive

Se poi non avete un account Google Drive o non volete aprirne uno, esistono innumerevoli servizi online OCR disponibili, scegliete quello che fa per voi.

OCR diretto con Mobile OCR Free

Esiste infine una soluzione "all in one" per fare OCR da smartphone, si tratta dell'app android Mobile OCR Free, che consente appunto di estrarre il testo direttamente da una foto scattata a una pagina di un documento. Il risultato è abbastanza buono, ed è in grado di riconoscere testo in italiano anche se nella versione free è possibile scegliere come lingua solo l'inglese e poche altre. L'app ha un limite: consente solamente di copiare il testo nella clipboard e non di esportarlo in altre applicazioni... ma a quel prezzo ;)

Buon riconoscimento!

lunedì 17 dicembre 2012

Tastiere android SwiftKey Flow e Swype beta, quale la migliore?

In un precedente articolo avevo fatto un breve compendio delle migliori - a mio avviso - tastiere per android in circolazione. Sempre a mio parere, quelle che si contendono la palma - o meglio il "tocco" - d'oro sono Swype (nella versione in beta) e SwiftKey. La prima per il suo strepitoso metodo di scrittura a tracciamento, che consente di comporre parole senza staccare il dito dallo schermo, la seconda per il suo incredibile sistema di previsione delle parole, che ha del telepatico.

Poiché scrivo molto su mobile, anche lunghi testi, e spesso mentre sono in giro, Swype è sempre stata la mia prediletta.

Ma grande era l'attesa per quella che sarebbe stata la rivoluzione delle tastiere software, ovvero l'implementazione in SwiftKey di un sistema di scrittura a tracciamento. Un paio di settimane fa viene infatti finalmente lanciata in beta SwiftKey Flow, entusiasta corro ad installarla.

Sin dai primi momenti d'uso però, ho avuto l'impressione che qualcosa non andasse. Flow mi è sembrata molto meno precisa rispetto a Swype, ma la cosa più fastidiosa è la modalità di correzione dei frequenti errori: è assente la possibilità di scegliere altre parole (tra le quali quella corretta) come invece avviene con Swype, pertanto si è costretti a cancellare e riscrivere quella errata, con un bel dispendio di tempo (oltre che fastidio) che va a detrimento del vantaggio offerto dal sistema a tracciamento.

Potete valutare le performance delle due tastiere e il differente sistema di correzione nei video che trovate qui sotto. Ho scritto un testo (quasi) identico in entrambi i test, il risultato con SwiftKey non è molto soddisfacente, e noterete l'assenza della barra di scelta delle parole proprio in caso di errore.

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Test effettuato con SwiftKey Flow

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Test effettuato con Swype beta

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Confronto correzione errori (sopra Swype, sotto SwiftKey)

Secondo il mio parere, il modo con il quale è stato implementato il sistema di tracciamento delle parole in SwiftKey ne vanifica i vantaggi, poiché in caso di errore costringe a cancellare e riscrivere le parole. Se gli sviluppatori decideranno di adottare una modalità di correzione analoga a Swype, allora SwiftKey Flow diventerà davvero la migliore tastiera, poiché coniugherà il suo potente sistema predittivo - adatto a una digitazione delle parole per "tap" - con quello a tracciamento, idoneo in situazioni nelle quali siamo costretti a scrivere velocemente con un solo dito.

Fino ad allora, la mia tastiera preferita rimane Swype beta.

martedì 4 dicembre 2012

Come abilitare le nuove funzioni di Gmail 4.2

Da ieri sera è disponibile la versione 4.2 di Gmail per android, che tra le altre cose introduce due importanti nuove feature, la possibilità di archiviare e/o cancellare con un semplice slide le email, ma soprattutto una gestione migliore delle email in html.

In che consiste quest'ultima funzionalità? Vi sarete già accorti che con le precedenti versioni dell'app alcuni messaggi venivano visualizzati in maniera scomodissima, e bisognava scorrere con il dito in lungo e in largo per poterli leggere. Si tratta di email il cui formato è appunto html, contengono spesso immagini, e il loro testo viene formattato in maniera differente da chi le scrive, con dimensioni e font del carattere talvolta illeggibili, per non parlare di chi usa il colore!

Questo tipo di email su un dispositivo mobile, con pochi pollici di dimensione dello schermo, risultano parecchio scomode da leggere.

Bene, l'ultima versione di Gmail adatta automaticamente la visualizzazione in modo tale da poter leggere più agevolmente le email, inoltre è possibile fare zoom con le dita (pinch) per poter ingrandire porzioni di testo.

Le due funzionalità però sono disabilitate di default, perciò dovete attivarle manualmente, ecco come. Entrate nelle impostazioni generali dell'app Gmail e le troverete entrambi (vedi figura sotto). Per quanto riguarda lo slide dei messaggi nell'elenco conversazioni, è possibile scegliere tra archiviare o eliminare l'email (dovremo selezionare cosa fare) oppure eliminarle direttamente.


lunedì 3 dicembre 2012

Il miglior amico di Twitter è un falco

Acquistare un'app d'impulso è una cosa che non faccio mai. Ma ieri, bazzicando il Play Store, ho preso un nuovo client per Twitter basandomi solo sugli screenshot e le poche recensioni, comunque entusiaste.

Falcon Pro (uscito dalla beta e ora a €0,79) mi ha dato subito delle buone vibrazioni. Sarà stata l'interfaccia minimalista - come piacciono a me - e l'approccio "artigianale" dello sviluppatore Joaquim Vergès - che traspariva proprio dai pareri di alcuni utenti - molto attento a implementare nuove feature e correggere bug.

La forza del "falco" sta, oltre che nel suo stile minimale, soprattutto nella progettazione dell'interfaccia utente, che con un solo slide a sinistra e un tap permette di raggiungere rapidamente le nostre liste di utenti (che uso moltissimo per leggere organicamente i tweet) o i trend mondiali e locali, mentre con un altro slide a destra e un tap accediamo ai dettagli del nostro account: follower, following, menzioni, DM, preferiti, ricerche.


Altra feature che Falcon Pro implementa molto bene è la visualizzazione dei contenuti multimediali "inline", ovvero incorporare nei singoli tweet le immagini e le preview dei video. Per non parlare dell'efficace browser interno, che consente di leggere agevolmente le pagine web linkate nei tweet, anche in funzione readability.


Ma Falcon Pro nasce in realtà da un'altra app - altrettanto formidabile in termini di usabilità - sviluppata sempre da Joaquim in precedenza. Si tratta di Falcon Widget, a mio avviso il miglior widget per fruire Twitter direttamente da home screen del nostro smartphone Android, e che addirittura potrebbe integralmente sostituire il client Twitter che utilizziamo abitualmente. Le funzioni che offre sono sostanzialmente le medesime di Falcon Pro, accessibili tutte dalla barra funzioni che si trova in cima.


Ovviamente nessuno è perfetto, e anche Falcon Pro ha qualcosa da migliorare. In particolare, a mio avviso, nella gestione del geotagging, che prevede solo le coordinate GPS, mentre dovrebbero essere possibili anche i check in nei luoghi. Inoltre non è consentita la disattivazione della posizione, nel caso avessimo un ripensamento durante la composizione del tweet.

Alcuni utenti nelle recensioni hanno lamentato anche l'assenza della possibilità di gestire più account, che quanto mi riguarda non è essenziale, perché per il multi account continuo a preferire Tweetdeck, anche se avrebbe bisogno di un decisivo aggiornamento.

Ma Joaquim è uno sviluppatore attento, e certamente prenderà in considerazione i consigli di noi utenti...

martedì 27 novembre 2012

Se vuoi aiutare qualcuno, stai zitto e ascolta!



Ernesto Sirolli è un "facilitatore di imprenditoria", ovvero un tizio che cerca di promuovere, anzi meglio dire proprio di facilitare la nascita di idee imprenditoriali. L'ha fatto in tutto il mondo (qui la sua bio), e in questo TED Talk riassume una serie di riflessioni così illuminanti che sarebbe bene lo guardassero quei milioni e milioni di persone convinte del fatto loro, che in perfetta buona fede credono di sapere cosa gli altri vogliono, e pretendono di avere la soluzione giusta per tutto. Categoria della quale io stesso ho fatto parte, per parecchio tempo, ma dalla quale penso (e spero) di essermi emancipato.

"La pianificazione è il bacio della morte per ogni idea imprenditoriale"
- Ernesto Sirolli

PS - è possibile attivare i sottotitoli in inglese muovendo il mouse nella parte in basso a destra della finestra video.

giovedì 4 ottobre 2012

Con Tasker e Atooma il nostro smartphone prende vita

Ho posseduto un iPhone 3GS per 2 anni, e quando ha cominciato ad "andarmi stretto" ho deciso di passare ad Android (l'iPhone non l'ho buttato via, l'ho passato a mia moglie). Come può un iPhone andare stretto, chiederete?

Nel mio caso si è trattato soprattutto della necessità di condividere contenuti tra le applicazioni, e in secondo luogo di avere una maggiore interoperabilità con i servizi Google, dai quali dipende fortemente il mio lavoro. Purtroppo iOS è un sistema operativo molto rigido, e non offre affatto la possibilità ad esempio di condividere una pagina web o parte del suo contenuto su Twitter, Facebook, ma anche Gmail, Buffer, Springpad o qualunque altra applicazione abbiate installata.

In definitiva, iOS è uno stretto labirinto entro il quale le mosse consentite sono davvero limitate. Lo sviluppo di applicazioni sul sistema operativo mobile di Apple è regolato da limitazioni molto stringenti, che portano ovviamente a ridotte funzionalità verso l'esterno delle app stesse. Ovvero scarsa interoperabilità.

Android è esattamente l'opposto. Trattandosi di un sistema operativo open source, chi sviluppa su questa piattaforma può realizzare applicazioni che consentono di fare davvero qualsiasi cosa, perché il kernel (ovvero il cuore e il cervello) del sistema operativo è aperto.

Questa apertura totale consente di creare potenzialmente applicazioni capaci di tutto, unico limite la fantasia. Infatti su Google Play troviamo due app che consentono anche a un utente totalmente a digiuno di sviluppo di costruire processi che possono fare di tutto.

Qualche esempio? Far leggere "ad alta voce" allo smartphone un SMS che arriva mentre stiamo guidando. Attivare la modalità silenziosa e magari anche la connessione wireless quando torniamo a casa. Pubblicare automaticamente su Facebook o su Twitter una foto che scattiamo e collochiamo in una specifica cartella. Ridurre i consumi dello smartphone quando la batteria è a terra.

Ma andiamo a conoscere queste due app, che hanno caratteri molto diversi, sebbene sappiano fare quasi le stesse cose.

Tasker, un tipo alquanto introverso

Tasker (sito web ufficiale) è un'app a pagamento (€4,99 link su Play, qui la versione prova 7 giorni) così potente e versatile che pare molti acquistino uno smartphone Android solo per poterla usare. Io l'ho comprata e davvero non posso più farne a meno.

Le categorie di azioni di Tasker
Si tratta di un vero e proprio framework mobile che consente di creare dei "Task" costituiti da una o più delle 190 azioni disponibili, raggruppate in 14 categorie. Ogni singolo Task può essere salvato con un nome specifico, ed essere lanciato come fosse un'app a sé stante - mediante un widget o una shortcut sulla home - o impiegato in un "Profilo".

I Profili sono condizioni (context) che una volta verificate possono lanciare uno o più Task. I "trigger" che fanno scattare i context rientrano in specifiche categorie:
- Application, si attivano quando vengono lanciate specifiche applicazioni, possono essere anche più d'una;
- Time, si attivano in una determinata fascia oraria;
- Day, si attivano in determinati giorni della settimana, mese o anno;
- Location, si attivano se lo smartphone raggiunge determinate località, basandosi su GPS, celle telefoniche o reti wifi;
- State, si attivano se si verifica un determinato stato dello smartphone (es. connessione/disconnessione wifi, caricabatterie, bluetooth, valori delle variabili, sensori);
- Event, si attivano se si verifica un determinato evento istantaneo (es. ricezione di un SMS, schermo acceso/spento, ecc.).

Dulcis in fundo, i Task realizzati possono essere esportati, oltre che come file xml utilizzabili da altre persone, come vere e proprie app standalone grazie a Tasker App Factory, una estensione di Tasker che consente l'esportazione dei singoli Task come APK, che a loro volta possono essere perfino vendute su Google Play e utilizzate anche da chi non possiede Tasker.

Padroneggiare Tasker non è facile, perché necessita comunque di un approccio di tipo procedurale, ovvero la capacità di schematizzare un processo in azioni, partendo dall'obiettivo che vogliamo raggiungere. Come ad esempio: quando entro in auto spegni il wifi, accendi il bluetooth, lancia Waze e accendi il GPS. O ancora: quando rientro a casa, disattiva la rete dati mobile, accendi il wifi, riduci al 30% suoneria e avvisi.

Per fortuna però esiste sul web un'ampia documentazione su Tasker, alla quale vi rimando se volete approfondire il suo utilizzo. Innanzitutto una guida all'uso, poi una serie di how-to per realizzare molti task step by step (e in alcuni casi scaricarli direttamente come xml), o anche Profili per ogni esigenza (sempre con la possibilità di scaricarli già pronti). Se poi avete grandi difficoltà con l'inglese, vi rimando a una serie di appunti (molto) sparsi ma (molto) utili di Simone Murdock.

Atooma, una tipa piuttosto estroversa

Atooma è una delle startup italiane premiate durante l'evento che TechCrunch ha organizzato in Italia il 27 settembre scorso, e che ha visto uno showcase di quasi 50 idee imprenditoriali tecnologiche. Se volete approfondire l'evento, vi consiglio vivamente di dare un'occhiata ai video degli interventi, mentre cliccando qui è possibile vedere la presentazione di Atooma da parte del CEO Francesca Romano.

A differenza di Tasker, ha dalla sua una interfaccia molto più user friendly e intuitiva e la possibilità di interagire direttamente con altri servizi web come Gmail, Dropbox, Twitter e Facebook.


Il principio è il medesimo alla base di IFTTT ovvero If This Then That, il famoso servizio totalmente basato su web capace di fare interagire tra loro ben 53 servizi web tra i quali sempre Facebook, Twitter, ma anche Instagram, Google Reader, Google Drive, Gmail, Box, per creare vere e proprie "ricette".

Per creare un "atooma", è quindi sufficiente partire da una condizione iniziale che lo innesca, come ad esempio IF "ricevo un SMS" AND "viaggio in auto" allora DO "leggi l'SMS ad alta voce" AND "invia un SMS di risposta al mittente".

 

L'app è attualmente disponibile in public betascaricabile gratuitamente da Google Play, e per utilizzarla è necessario creare un account, sfruttando quello Google che già possediamo. Il modello di business sul quale si basano i quattro giovani startupper romani è quello di creare una community di utenti, che inizialmente creano e scambiano atooma in maniera libera direttamente nell'app mobile o sul sito web, per poi passare successivamente alla vendita degli stessi atooma sulla medesima piattaforma.

Il video di presentazione del progetto è molto interessante, spiega i principi di funzionamento di Atooma e appunto il suo modello business.



Ora non perdete tempo, installate l'app e divertitevi a creare atooma dando fondo alla vostra fantasia, poi si vedrà. Faccio personalmente i miei complimenti e un grande in bocca al lupo ai geniali ideatori Gioia Pistola, Francesca Romano, Fabrizio Cialdea e Andrea Meriggioli.

giovedì 20 settembre 2012

Rendere Internet un posto sicuro per i nostri figli (e non solo)

Ormai sono almeno due le generazioni di persone che possiamo definire "nativi digitali", ovvero coloro i quali usano le tecnologie informatiche con la stessa disinvoltura con la quale armeggiano con coltello e forchetta. Si tratta degli attuali giovani uomini e donne di 20-25 anni e ovviamente dei nostri figli.

E alzi la mano chi non ha timore di lasciar navigare i propri figli liberi e belli per il web.

Mio figlio più grande - 9 anni e mezzo - usa in totale autonomia il computer, e sebbene sia un ragazzino molto sensato e responsabile - vero, sono suo padre, ma chiedete a chiunque lo conosca e ve lo confermerà ;) - non posso lasciare che si imbatta in rischi contro la sua volontà.

Occhio a quel che scrivete!

Anche coloro estremamente accorti possono infatti cadere vittima di tecniche come il typosquatting o cybersquatting. Si tratta di domini web molto rassomiglianti ad altri ben più famosi e largamente utilizzati, nei quali ci si può imbattere per mero errore di digitazione (in inglese appunto typo), come caratteri saltati o sostituiti per vicinanza sulla tastiera.

Qualche esempio? Wikipedia è una delle vittime illustri (ovviamente): en.wiipedia.org, en.wikpedia.org, www.eikipedia.org, www.wilipedia.org, en.wikipedi.org, en.wikipediia.org, www.wikipedi.com e www.wikipaedia.org sono tutti siti web che contengono annunci pop-up, download di spyware/adware e motori di ricerca con pubblicità. Mi raccomando NON APRITELI!


E' evidente che le minacce sul web possono dunque "aggredire" anche chi naviga tranquillo, e se si tratta di bambini non possiamo proprio permetterci errori di alcun genere.

Cani da guardia digitali

Per questo tipo di pericoli gli antivirus sono poco efficaci, vanno quindi integrati con altri strumenti che si occupano essenzialmente di filtrare il traffico web in ingresso sulla rete domestica mediante dei proxy.

Da quando mio figlio usa il computer in autonomia ho adottato K9 Web Protection, un proxy totalmente free da installare su tutte le macchine che vogliamo proteggere. In sostanza il software impedisce l'apertura di siti web potenzialmente pericolosi, attingendo a un database costantemente aggiornato.

Le impostazioni di default prevedono un filtraggio totale delle categorie di siti ritenute a rischio, tra le quali ovviamente pornografia, violenza, phishing. Alcune di esse come "social network" vorremmo però abilitarle, in maniera permanente o per un determinato periodo di tempo. Niente di più facile, basterà inserire la password master di protezione impostata in fase di installazione e il gioco è fatto.

Ma è sempre giusto aizzare i cani?

Ieri mattina avevo condiviso su Twitter la notizia di Qustodio, un altro interessante software proxy free simile a K9, per attuare appunto il cosiddetto "controllo genitori". Dall'innocuo tweet è nata pero' un'animata quanto interessante discussione con @morenaragone riguardo l'opportunità o meno di usare strumenti come questi per gestire l'accesso a determinati siti web. Se vi va di leggerla, la trovate qui.


Morena in sostanza asserisce che l'unico e più giusto modo per impedire di cadere vittima delle minacce web sia l'alfabetizzazione della gente. Assolutamente sacrosanto, se parlassimo di adulti o comunque ragazzi consapevoli di ciò che fanno quando navigano. Ben diverso è il discorso riguardo i bambini, del tutto ignari di tali minacce, il cui desiderio prevalente è giocare su DisneyJunior.it o cercare immagini da colorare dei loro personaggi preferiti.

Mio figlio non si sente affatto limitato da K9, anzi, quando viene fuori il ban di un sito me lo mostra quasi orgoglioso. E' un ragazzino coscienzioso, anche perché gli ho spiegato chiaramente che sul web si possono trovare siti web nei quali i bambini non dovrebbero imbattersi. Tant'è che gli ho abilitato la visione di Youtube (disabilitato di default da K9), che come sapete ha anche contenuti non adatti alla loro età. Ma io mi fido di lui... almeno per ora ;)

Morena comunque sollevava una questione molto importante: è davvero opportuno e lecito adottare strumenti in qualche modo "estremi" per limitare l'accesso a internet? A mio avviso è innanzitutto una questione di buonsenso, dialogo e fiducia, per lo meno quando si parla dei nostri figli, che siano bimbi o adolescenti.

Se poi anche voi avete l'immancabile parente o amico "tecnoleso" (diciamo così), il quale nonostante gli abbiate raccomandato di non cliccare a casaccio nel browser, non accettare caramelle dagli sconosciuti, vi chiama almeno un paio di volte al mese perché il computer si è ingrippato a causa di un virus o un malware, costringendovi a perdere una domenica per rimetterglielo in sesto, a volte anche a distanza con Teamviewer, allora considerate seriamente di installargli Qustodio, e vi lascerà finalmente in pace!

sabato 15 settembre 2012

Qual'è la migliore tastiera per Android?

Chi scrive parecchio su smartphone ha la necessità di trovare una tastiera che renda l'esperienza meno snervante possibile. Si, perché digitare lunghi testi pigiando su rettangolini grandi nemmeno un centimetro quadrato, è comunque un'esperienza al limite della follia, tra correzioni continue, spazi che sfuggono, ricerca di simboli, copia e incolla.

Come sicuramente molti di voi, ne ho provate tante di tastiere, alla ricerca di quella che fosse più adatta alle mie esigenze. Quali? Eh, sono così tante che non sono ancora riuscito a trovare quella definitiva.

Ad ogni modo, scrivo molto su smartphone e tablet, testi spesso lunghi, email articolate o bozze di articoli che poi rifinisco su desktop, con brani da richiamare spesso da molte fonti e applicazioni. Pertanto le mie necessità sono:
  • scrivere rapidamente e senza errori (ma và?);
  • gestire la clipboard in maniera estesa;
  • recuperare del testo digitato dopo il crash di un'app o di un maldestro "taglia";
  • spostarmi agevolmente nel testo digitato;
  • scrivere con una mano sola, e in movimento.
Posso affermare che una tastiera capace di dare tutto questo non c'è, per quanto ne sappia. Fortunatamente Ice Cream Sandwich ha una utile funzione grazie alla quale è possibile switchare facilmente da una tastiera all'altra.

Durante la digitazione del testo in qualunque applicazione, compare una piccola icona nella barra notifiche, basterà fare slide down, tapparci sopra, e potremo scegliere di volta in volta il metodo di inserimento desiderato, ovvero la tastiera, tra quelle installate sullo smartphone.



giovedì 6 settembre 2012

Sincronizzare file tra Google Drive e Dropbox con hard link? E perché mai?

Coworking in the cloud...

Perché mai dovrei avere la necessità di sincronizzare gli stessi file tra due servizi cloud differenti? Da anni sono felice possessore di un account free Dropbox, che dai miseri 2GB è diventato di 21GB grazie ai referee e ad altre promozioni acchiappate al volo. Da un po' però uso sempre più Google Drive per scrivere e far di conto, e soprattutto editing condiviso (vuoi mettere la possibilità di discutere con gli altri coautori direttamente online?), mentre Dropbox non è adatto al versioning di documenti.


Pensateci. Per modificare un file, prima dovete mandare una email per avvisare gli altri in modo tale che non lo aprano contemporaneamente. Poi dovete lavorare con un software DTP desktop, con i relativi problemi di non piena compatibilità in termini di formattazione testo e formato dati tra i vari pacchetti. Insomma, una gran perdita di tempo e troppi rischi di duplicazione e perdita di informazioni.

Qualche giorno fa mi sono unito ad un gruppo di persone per un lavoro già iniziato, e durante la telco su Skype ho cominciato a prendere appunti su Google Drive. Al termine della chiacchierata dico "ragazzi, ora vi mando il link a un documento online, così possiamo lavorarci meglio a più mani". Loro ovviamente avevano già creato una cartella condivisa su Dropbox e mi hanno chiesto di metterci dentro il file. Non mi andava di insistere, e inizialmente mi sono rassegnato, ho scaricato il file in formato .doc e l'ho copiato nella cartella.

Poi mi son detto: non mi arrendo, voglio trovare un modo per poter - almeno io - modificare i file sui quali lavorare via web in Google Drive e mantenerli sincronizzati con DB. Tempo fa mi ero imbattuto in cloudHQ, un servizio a pagamento per sincronizzare svariati servizi cloud tra i quali proprio Drive e DB. Purtroppo però i piani sono tutti a pagamento, li si può provare per 15 giorni, dopodiché verranno declassati a un non ben precisato piano free. Scartato.

Poi ho trovato syncdocs, un software a pagamento che però non mi ha convinto molto per mancanza di chiarezza sulla eventuale versione trial. Escluso anche questo.

Infine ho pensato di usare Wappwolf, un servizio molto potente che consente di effettuare svariate operazioni tra diversi servizi cloud, ma le soluzioni individuate (upload da un servizio all'altro) mi sono sembrate un po' macchinose. E ovviamente il fantastico Otixo, ancora un altro servizio web che fornisce strumenti di coworking e consente di gestire in maniera integrata i servizi cloud, permettendo di spostare elementi da uno all'altro, ma che non ne contempla la sincronizzazione incrociata.

sabato 1 settembre 2012

Gmail, cabina di comando del nostro lavoro

L'email è morta? Viva Gmail!

Sempre più commentatori/blogger di cose tecnologiche, decretano la morte imminente dell'amata-odiata email (webeconoscenzaWSJPCmag, FC). Ma d'altro canto c'è chi addirittura ha messo su un sito web che ne difende strenuamente la "vita" con fatti e numeri.

Di certo nessuno più la impiega per chiedere come stai o per fissare un appuntamento serale, ma dire che prima o poi nessun più la userà è a mio avviso una boutade.

Sicuramente possiamo affermare che il nostro modo di comunicare è drasticamente cambiato, o meglio si è differenziato fortemente, e che la posta elettronica oggi sia diventata quasi esclusivamente uno strumento di lavoro. Per tutto il resto ci sono i social network. Se vogliamo condividere quel video virale dove un tale declama il suo odio per il pulcino Pio, lo facciamo su Facebook, se invece vogliamo condividere con il mondo un articolo interessante letto sul web o lanciare una considerazione su qualcuno/qualcosa per innescare una discussione, lo facciamo su Twitter o Google+.

Altro che "email is dead", date un'occhiata all'infografica qui sotto tratta da un articolo su SmarterTools, nella quale vengono messi a confronto un po' di numeri (dati di metà 2011). Gli account attivi di posta elettronica sono quasi 3 miliardi, contro i 750 milioni di Facebook, mentre le email giornaliere si aggirano attorno ai 188 miliardi di messaggi, a fronte di 60 milioni di aggiornamenti sempre di Facebook e i 140 milioni di tweet. Un altro articolo su marketingland.com espone una infografica ancora più dettagliata e completa, nella quale viene analizzata la situazione e il futuro della posta elettronica.


Gmail, cabina di comando del nostro lavoro

Nel mio arsenale di strumenti di comunicazione, ciascun social network ha il proprio ruolo, dal cazzeggio alla condivisione di settore, ma la posta elettronica riveste ancora una importanza fondamentale.

Uso Gmail dall'ormai lontano 2005, e negli ultimi anni è diventato più che un semplice strumento di comunicazione per il mio lavoro. Grazie alle sue peculiarità specifiche (filtri, etichette, ecc.) e a una serie di servizi di terze parti Gmail è ormai diventata la mia "dashboard" quotidiana alla quale non credo potrò mai rinunciare.

mercoledì 15 agosto 2012

L'educazione alla geolocalizzazione

Un articolo su TechCrunch riguardo la novità di Google Plus che ora mostra i nostri aggiornamenti geotaggati su una mappa, mi ha fatto riflettere riguardo la reale consapevolezza degli utenti sui risvolti sulla privacy dell'uso delle app mobili per i social network (G+, Facebook, Twitter).

Ad esempio l'app di Facebook geolocalizza di default gli aggiornamenti che postiamo, basandosi non solo sul GPS se è acceso, ma anche sulla rete mobile. A me ogni tanto è capitato di aver dimenticato di cancellare la posizione geografica prima di pubblicare l'aggiornamento, sacrificando la mia volontà di mantenere l'anonimato geografico.

Personalmente lascio sempre spento il GPS sul mio GS2, non solo per ovvi motivi di risparmio della batteria, ma anche per evitare appunto di geotaggarmi inavvertitamente con i social network o, peggio, le foto scattate con lo smartphone.

Infatti, se anche evitate di inserire la posizione geografica in un post su Facebook con upload di una vostra foto, proprio questa potrebbe tradire la vostra geolocalizzazione se l'avete  impostata sulla fotocamera del vostro smartphone o iPhone.

È dunque fondamentale prestare molta attenzione alle impostazioni sulla geolocalizzazione dei nostri terminali mobili, ne va della nostra privacy.

martedì 14 agosto 2012

6 Free Apps per organizzare un carpool più efficiente

Mashable ieri mattina ci suggeriva 6 Free Apps per organizzare un carpool più efficienteIl carpooling in Italia è pochissimo diffuso, anche se nelle grandi città esistono realtà interessanti.

Con le applicazioni per dispositivi mobili (tutte per iOS solo una per Android) di Mashable il carpooling si arricchisce della dimensione social. Diventa così molto più semplice gestire gli appuntamenti, praticamente in tempo reale, nell'ottica del discorso che facevo un paio di giorni fa. Probabilmente l'utilizzo di queste app potrebbe contribuire a diffondere il carpooling anche nel nostro Paese.

Voglio poi segnalare in particolare Cozi, un formidabile organizer online (app per iOS e Android) perfetto per il managing familiare. Purtroppo l'app per Android non è ancora disponibile per l'Italia, ma il sito mobile è molto funzionale m.cozi.com e può essere utilizzato in sua sostituzione.

domenica 12 agosto 2012

Lo smartphone, un amico di famiglia

I "telefoni intelligenti" - ovvero gli smartphone - sono sempre più diffusi, e si può dire siano ormai gli unici terminali che vengono offerti per nuovi contratti telefonici con bundle dati o per i passaggi di operatore. Questo soprattutto grazie al continuo aumento dell'offerta di terminali Android - anche a basso costo - da parte di un sempre maggiore numero di produttori. Negli ultimi due anni c'è stato un vero e proprio boom di vendite di smartphone e tablet in Italia, dal 2010 al 2011 il numero di utenti in Italia è più che raddoppiato, arrivando a 20 milioni.

Insomma, in quasi ogni famiglia italiana almeno una persona possiede un aggeggio del genere. Come può allora uno smartphone diventare un "amico di famiglia"?

Un interessante articolo comparso su Mashable evidenzia come il 42% dei genitori americani ritengono che i loro smartphone siano il "centro di comando" della famiglia, per far sì che le cose procedano "senza intoppi". Le famiglie usano i telefoni cellulari per mantenere la vita quotidiana in ordine e avere una comunicazione fluida: il 41% dei genitori intervistati utilizza lo smartphone per coordinare le liste della spesa e le commissioni, il 43% per intrattenere i bambini, il 20% dei padri e il 35% delle mamme usano i telefoni per inviare messaggi d'affetto ai propri ragazzi. E ancora, il 75% scatta e condivide foto dei propri figli, il 27% li utilizza per effettuare acquisti via internet.


Anche nella mia famiglia, sebbene i miei tre figli siano ancora troppo piccoli per possedere uno smartphone, io e mia moglie usiamo molto i nostri rispettivi terminali (un iPhone 3GS e un Galaxy S2) per organizzare la nostra vita quotidiana.

Ad esempio con l'arcinoto WhatsApp ormai evitiamo di chiamarci di continuo anche per brevi comunicazioni "di servizio", usandolo come una sorta di segreteria telefonica asincrona: inviamo il messaggio di testo (o una foto di un set di lenzuola in offerta che avevo visto all'ipermercato) e sapremo sempre se e quando l'altro/a l'avrà letto. Le conversazioni, man mano che si allungano messaggio dopo messaggio, diventano anche una sorta di diario di vita quotidiana, che personalmente mi diverto molto a scorrere a ritroso ogni tanto.

Con GrocerySmart abbiamo sempre le liste della spesa sincronizzate, e chiunque dei due si trovi a fare acquisti, saprà sempre cosa comprare. Appena ci viene in mente qualcosa da acquistare, basterà aggiungerlo alla lista. Niente più "ti sei dimenticato di prendere i biscotti!".

Per non parlare di Google Latitude, grazie al quale sarà sempre possibile sapere dove si trovano gli altri membri della famiglia... con gli opportuni accorgimenti relativi alla privacy, ovviamente ;)



E voi, come usate i vostri "amici di famiglia" elettronici nella vita quotidiana?

sabato 11 agosto 2012

Google Translate ora traduce anche le immagini

L'ultimo aggiornamento di Google Translate (ma solo per Android) introduce una interessante e potente feature, è in grado di tradurre testi riconoscibili in foto scattate con il nostro dispositivo mobile.

È sufficiente evidenziare il testo sulla foto, e l'app provvederà ad effettuare la traduzione. L'unico accorgimento da parte dell'utente è quello di selezionare la lingua del testo originale.

La feature è particolarmente utile quando si avrà a che fare con idiomi difficili (se non impossibili) da digitare su tastiera, come arabo, giapponese o cirillico. In realtà attualmente il riconoscimento ottico del testo è disponibile solo per alcune lingue, come ad esempio il russo.


Google, sempre un passo (più) avanti.

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Via MakeUseOf

venerdì 10 agosto 2012

Il (mio) web 2.0 quotidiano

Questo articolo è comparso originariamente sul blog TANTO

Una delle nostre necessità primarie quotidiane è informarci. Lo facciamo in molti modi differenti, da molte fonti differenti, su molti media differenti.

La radio ad esempio ci può accompagnare in svariati momenti della giornata. Per me è irrinunciabile la mattina ascoltare su Rai Radio 3 Prima Pagina, e quando posso Radio3 Scienza, Tutta la città ne parla o ancora la trasmissione di Oscar Giannino su Radio24. Per fortuna ci sono i podcast, per riascoltare le puntate perse.

Ma quando si parla di blog, siti web, liste e gruppi di discussione, allora le cose diventano più complicate. Bisogna dedicargli del tempo, stando davanti al computer, o anche sullo smartphone, sebbene il piccolo schermo metta a dura prova le nostre diottrie e il touchscreen la pazienza delle nostre dita. Comunque sia, si tratta di tempo che viene ritagliato durante le nostre giornate incasinate, tra lavoro e impegni familiari.

Voglio qui condividere la mia esperienza di come ho organizzato quell’oretta in totale che riesco a dedicare a questa fondamentale, irrinunciabile parte della giornata. Per domare le decine e decine di feed RSS ai quali sono abbonato, ma soprattutto non cadere nel panico dovuto ai 1.000 e passa nuovi item quotidiani che essi generano, uso da anni ormai Google Reader. A mio avviso, nonostante con l’ultima revisione Google lo abbia menomato pesantemente, eliminando la possibilità di condividere con i propri contatti le nostre letture e dirottando il traffico su Google Plus - che per inciso non m’ha preso e forse mai mi prenderà -, io lo trovo ancora il miglior strumento web per leggere in maniera organica i feed.


sabato 28 aprile 2012

C'è grossa #crisi... allora #riuso con EggDrop!

E' un periodo nero questo, e più o meno tutti stiamo cercando di capire come ridurre le spese quotidiane, tagliare il superfluo.

Ma perché allora non ridare vita alla roba che magari teniamo chiusa in armadi e cassetti rivendendola, o perché no, regalandola? Quello del riuso è sempre stato uno dei miei concetti guida. Trovo assurdo buttare via oggetti che possono essere riparati o comunque riutilizzati per altri scopi, o al limite riusati da qualcun altro.

Per favorire l'incontro tra domanda e offerta arriva EggDrop, un mercatino dell'usato virtuale, una sorta di ebay peer-to-peer. Con le app per iOS e Android in pochi secondi possiamo mettere in vendita qualunque oggetto, corredato di breve descrizione, foto scattata dallo smartphone e geolocalizzazione del venditore. Il punto di forza di EggDrop è infatti quello di favorire lo scambio di oggetti tra persone vicine geograficamente, a kilometro zero. Oltre agli annunci di vendita, è possibile anche metterne altri di ricerca per specifici oggetti.

EggDrop nasce a Londra, e in Italia è ancora poco conosciuto. Diventa fondamentale dunque che l'uso della piattaforma si diffonda il più possibile, per sviluppare un mercato dell'usato ricco di offerte.

Il video qui sotto spiega il funzionamento di EggDrop in soli 30 secondi. Che aspettate allora a deporre le vostre uova?