giovedì 20 settembre 2012

Rendere Internet un posto sicuro per i nostri figli (e non solo)

Ormai sono almeno due le generazioni di persone che possiamo definire "nativi digitali", ovvero coloro i quali usano le tecnologie informatiche con la stessa disinvoltura con la quale armeggiano con coltello e forchetta. Si tratta degli attuali giovani uomini e donne di 20-25 anni e ovviamente dei nostri figli.

E alzi la mano chi non ha timore di lasciar navigare i propri figli liberi e belli per il web.

Mio figlio più grande - 9 anni e mezzo - usa in totale autonomia il computer, e sebbene sia un ragazzino molto sensato e responsabile - vero, sono suo padre, ma chiedete a chiunque lo conosca e ve lo confermerà ;) - non posso lasciare che si imbatta in rischi contro la sua volontà.

Occhio a quel che scrivete!

Anche coloro estremamente accorti possono infatti cadere vittima di tecniche come il typosquatting o cybersquatting. Si tratta di domini web molto rassomiglianti ad altri ben più famosi e largamente utilizzati, nei quali ci si può imbattere per mero errore di digitazione (in inglese appunto typo), come caratteri saltati o sostituiti per vicinanza sulla tastiera.

Qualche esempio? Wikipedia è una delle vittime illustri (ovviamente): en.wiipedia.org, en.wikpedia.org, www.eikipedia.org, www.wilipedia.org, en.wikipedi.org, en.wikipediia.org, www.wikipedi.com e www.wikipaedia.org sono tutti siti web che contengono annunci pop-up, download di spyware/adware e motori di ricerca con pubblicità. Mi raccomando NON APRITELI!


E' evidente che le minacce sul web possono dunque "aggredire" anche chi naviga tranquillo, e se si tratta di bambini non possiamo proprio permetterci errori di alcun genere.

Cani da guardia digitali

Per questo tipo di pericoli gli antivirus sono poco efficaci, vanno quindi integrati con altri strumenti che si occupano essenzialmente di filtrare il traffico web in ingresso sulla rete domestica mediante dei proxy.

Da quando mio figlio usa il computer in autonomia ho adottato K9 Web Protection, un proxy totalmente free da installare su tutte le macchine che vogliamo proteggere. In sostanza il software impedisce l'apertura di siti web potenzialmente pericolosi, attingendo a un database costantemente aggiornato.

Le impostazioni di default prevedono un filtraggio totale delle categorie di siti ritenute a rischio, tra le quali ovviamente pornografia, violenza, phishing. Alcune di esse come "social network" vorremmo però abilitarle, in maniera permanente o per un determinato periodo di tempo. Niente di più facile, basterà inserire la password master di protezione impostata in fase di installazione e il gioco è fatto.

Ma è sempre giusto aizzare i cani?

Ieri mattina avevo condiviso su Twitter la notizia di Qustodio, un altro interessante software proxy free simile a K9, per attuare appunto il cosiddetto "controllo genitori". Dall'innocuo tweet è nata pero' un'animata quanto interessante discussione con @morenaragone riguardo l'opportunità o meno di usare strumenti come questi per gestire l'accesso a determinati siti web. Se vi va di leggerla, la trovate qui.


Morena in sostanza asserisce che l'unico e più giusto modo per impedire di cadere vittima delle minacce web sia l'alfabetizzazione della gente. Assolutamente sacrosanto, se parlassimo di adulti o comunque ragazzi consapevoli di ciò che fanno quando navigano. Ben diverso è il discorso riguardo i bambini, del tutto ignari di tali minacce, il cui desiderio prevalente è giocare su DisneyJunior.it o cercare immagini da colorare dei loro personaggi preferiti.

Mio figlio non si sente affatto limitato da K9, anzi, quando viene fuori il ban di un sito me lo mostra quasi orgoglioso. E' un ragazzino coscienzioso, anche perché gli ho spiegato chiaramente che sul web si possono trovare siti web nei quali i bambini non dovrebbero imbattersi. Tant'è che gli ho abilitato la visione di Youtube (disabilitato di default da K9), che come sapete ha anche contenuti non adatti alla loro età. Ma io mi fido di lui... almeno per ora ;)

Morena comunque sollevava una questione molto importante: è davvero opportuno e lecito adottare strumenti in qualche modo "estremi" per limitare l'accesso a internet? A mio avviso è innanzitutto una questione di buonsenso, dialogo e fiducia, per lo meno quando si parla dei nostri figli, che siano bimbi o adolescenti.

Se poi anche voi avete l'immancabile parente o amico "tecnoleso" (diciamo così), il quale nonostante gli abbiate raccomandato di non cliccare a casaccio nel browser, non accettare caramelle dagli sconosciuti, vi chiama almeno un paio di volte al mese perché il computer si è ingrippato a causa di un virus o un malware, costringendovi a perdere una domenica per rimetterglielo in sesto, a volte anche a distanza con Teamviewer, allora considerate seriamente di installargli Qustodio, e vi lascerà finalmente in pace!

sabato 15 settembre 2012

Qual'è la migliore tastiera per Android?

Chi scrive parecchio su smartphone ha la necessità di trovare una tastiera che renda l'esperienza meno snervante possibile. Si, perché digitare lunghi testi pigiando su rettangolini grandi nemmeno un centimetro quadrato, è comunque un'esperienza al limite della follia, tra correzioni continue, spazi che sfuggono, ricerca di simboli, copia e incolla.

Come sicuramente molti di voi, ne ho provate tante di tastiere, alla ricerca di quella che fosse più adatta alle mie esigenze. Quali? Eh, sono così tante che non sono ancora riuscito a trovare quella definitiva.

Ad ogni modo, scrivo molto su smartphone e tablet, testi spesso lunghi, email articolate o bozze di articoli che poi rifinisco su desktop, con brani da richiamare spesso da molte fonti e applicazioni. Pertanto le mie necessità sono:
  • scrivere rapidamente e senza errori (ma và?);
  • gestire la clipboard in maniera estesa;
  • recuperare del testo digitato dopo il crash di un'app o di un maldestro "taglia";
  • spostarmi agevolmente nel testo digitato;
  • scrivere con una mano sola, e in movimento.
Posso affermare che una tastiera capace di dare tutto questo non c'è, per quanto ne sappia. Fortunatamente Ice Cream Sandwich ha una utile funzione grazie alla quale è possibile switchare facilmente da una tastiera all'altra.

Durante la digitazione del testo in qualunque applicazione, compare una piccola icona nella barra notifiche, basterà fare slide down, tapparci sopra, e potremo scegliere di volta in volta il metodo di inserimento desiderato, ovvero la tastiera, tra quelle installate sullo smartphone.



giovedì 6 settembre 2012

Sincronizzare file tra Google Drive e Dropbox con hard link? E perché mai?

Coworking in the cloud...

Perché mai dovrei avere la necessità di sincronizzare gli stessi file tra due servizi cloud differenti? Da anni sono felice possessore di un account free Dropbox, che dai miseri 2GB è diventato di 21GB grazie ai referee e ad altre promozioni acchiappate al volo. Da un po' però uso sempre più Google Drive per scrivere e far di conto, e soprattutto editing condiviso (vuoi mettere la possibilità di discutere con gli altri coautori direttamente online?), mentre Dropbox non è adatto al versioning di documenti.


Pensateci. Per modificare un file, prima dovete mandare una email per avvisare gli altri in modo tale che non lo aprano contemporaneamente. Poi dovete lavorare con un software DTP desktop, con i relativi problemi di non piena compatibilità in termini di formattazione testo e formato dati tra i vari pacchetti. Insomma, una gran perdita di tempo e troppi rischi di duplicazione e perdita di informazioni.

Qualche giorno fa mi sono unito ad un gruppo di persone per un lavoro già iniziato, e durante la telco su Skype ho cominciato a prendere appunti su Google Drive. Al termine della chiacchierata dico "ragazzi, ora vi mando il link a un documento online, così possiamo lavorarci meglio a più mani". Loro ovviamente avevano già creato una cartella condivisa su Dropbox e mi hanno chiesto di metterci dentro il file. Non mi andava di insistere, e inizialmente mi sono rassegnato, ho scaricato il file in formato .doc e l'ho copiato nella cartella.

Poi mi son detto: non mi arrendo, voglio trovare un modo per poter - almeno io - modificare i file sui quali lavorare via web in Google Drive e mantenerli sincronizzati con DB. Tempo fa mi ero imbattuto in cloudHQ, un servizio a pagamento per sincronizzare svariati servizi cloud tra i quali proprio Drive e DB. Purtroppo però i piani sono tutti a pagamento, li si può provare per 15 giorni, dopodiché verranno declassati a un non ben precisato piano free. Scartato.

Poi ho trovato syncdocs, un software a pagamento che però non mi ha convinto molto per mancanza di chiarezza sulla eventuale versione trial. Escluso anche questo.

Infine ho pensato di usare Wappwolf, un servizio molto potente che consente di effettuare svariate operazioni tra diversi servizi cloud, ma le soluzioni individuate (upload da un servizio all'altro) mi sono sembrate un po' macchinose. E ovviamente il fantastico Otixo, ancora un altro servizio web che fornisce strumenti di coworking e consente di gestire in maniera integrata i servizi cloud, permettendo di spostare elementi da uno all'altro, ma che non ne contempla la sincronizzazione incrociata.

sabato 1 settembre 2012

Gmail, cabina di comando del nostro lavoro

L'email è morta? Viva Gmail!

Sempre più commentatori/blogger di cose tecnologiche, decretano la morte imminente dell'amata-odiata email (webeconoscenzaWSJPCmag, FC). Ma d'altro canto c'è chi addirittura ha messo su un sito web che ne difende strenuamente la "vita" con fatti e numeri.

Di certo nessuno più la impiega per chiedere come stai o per fissare un appuntamento serale, ma dire che prima o poi nessun più la userà è a mio avviso una boutade.

Sicuramente possiamo affermare che il nostro modo di comunicare è drasticamente cambiato, o meglio si è differenziato fortemente, e che la posta elettronica oggi sia diventata quasi esclusivamente uno strumento di lavoro. Per tutto il resto ci sono i social network. Se vogliamo condividere quel video virale dove un tale declama il suo odio per il pulcino Pio, lo facciamo su Facebook, se invece vogliamo condividere con il mondo un articolo interessante letto sul web o lanciare una considerazione su qualcuno/qualcosa per innescare una discussione, lo facciamo su Twitter o Google+.

Altro che "email is dead", date un'occhiata all'infografica qui sotto tratta da un articolo su SmarterTools, nella quale vengono messi a confronto un po' di numeri (dati di metà 2011). Gli account attivi di posta elettronica sono quasi 3 miliardi, contro i 750 milioni di Facebook, mentre le email giornaliere si aggirano attorno ai 188 miliardi di messaggi, a fronte di 60 milioni di aggiornamenti sempre di Facebook e i 140 milioni di tweet. Un altro articolo su marketingland.com espone una infografica ancora più dettagliata e completa, nella quale viene analizzata la situazione e il futuro della posta elettronica.


Gmail, cabina di comando del nostro lavoro

Nel mio arsenale di strumenti di comunicazione, ciascun social network ha il proprio ruolo, dal cazzeggio alla condivisione di settore, ma la posta elettronica riveste ancora una importanza fondamentale.

Uso Gmail dall'ormai lontano 2005, e negli ultimi anni è diventato più che un semplice strumento di comunicazione per il mio lavoro. Grazie alle sue peculiarità specifiche (filtri, etichette, ecc.) e a una serie di servizi di terze parti Gmail è ormai diventata la mia "dashboard" quotidiana alla quale non credo potrò mai rinunciare.