giovedì 4 ottobre 2012

Con Tasker e Atooma il nostro smartphone prende vita

Ho posseduto un iPhone 3GS per 2 anni, e quando ha cominciato ad "andarmi stretto" ho deciso di passare ad Android (l'iPhone non l'ho buttato via, l'ho passato a mia moglie). Come può un iPhone andare stretto, chiederete?

Nel mio caso si è trattato soprattutto della necessità di condividere contenuti tra le applicazioni, e in secondo luogo di avere una maggiore interoperabilità con i servizi Google, dai quali dipende fortemente il mio lavoro. Purtroppo iOS è un sistema operativo molto rigido, e non offre affatto la possibilità ad esempio di condividere una pagina web o parte del suo contenuto su Twitter, Facebook, ma anche Gmail, Buffer, Springpad o qualunque altra applicazione abbiate installata.

In definitiva, iOS è uno stretto labirinto entro il quale le mosse consentite sono davvero limitate. Lo sviluppo di applicazioni sul sistema operativo mobile di Apple è regolato da limitazioni molto stringenti, che portano ovviamente a ridotte funzionalità verso l'esterno delle app stesse. Ovvero scarsa interoperabilità.

Android è esattamente l'opposto. Trattandosi di un sistema operativo open source, chi sviluppa su questa piattaforma può realizzare applicazioni che consentono di fare davvero qualsiasi cosa, perché il kernel (ovvero il cuore e il cervello) del sistema operativo è aperto.

Questa apertura totale consente di creare potenzialmente applicazioni capaci di tutto, unico limite la fantasia. Infatti su Google Play troviamo due app che consentono anche a un utente totalmente a digiuno di sviluppo di costruire processi che possono fare di tutto.

Qualche esempio? Far leggere "ad alta voce" allo smartphone un SMS che arriva mentre stiamo guidando. Attivare la modalità silenziosa e magari anche la connessione wireless quando torniamo a casa. Pubblicare automaticamente su Facebook o su Twitter una foto che scattiamo e collochiamo in una specifica cartella. Ridurre i consumi dello smartphone quando la batteria è a terra.

Ma andiamo a conoscere queste due app, che hanno caratteri molto diversi, sebbene sappiano fare quasi le stesse cose.

Tasker, un tipo alquanto introverso

Tasker (sito web ufficiale) è un'app a pagamento (€4,99 link su Play, qui la versione prova 7 giorni) così potente e versatile che pare molti acquistino uno smartphone Android solo per poterla usare. Io l'ho comprata e davvero non posso più farne a meno.

Le categorie di azioni di Tasker
Si tratta di un vero e proprio framework mobile che consente di creare dei "Task" costituiti da una o più delle 190 azioni disponibili, raggruppate in 14 categorie. Ogni singolo Task può essere salvato con un nome specifico, ed essere lanciato come fosse un'app a sé stante - mediante un widget o una shortcut sulla home - o impiegato in un "Profilo".

I Profili sono condizioni (context) che una volta verificate possono lanciare uno o più Task. I "trigger" che fanno scattare i context rientrano in specifiche categorie:
- Application, si attivano quando vengono lanciate specifiche applicazioni, possono essere anche più d'una;
- Time, si attivano in una determinata fascia oraria;
- Day, si attivano in determinati giorni della settimana, mese o anno;
- Location, si attivano se lo smartphone raggiunge determinate località, basandosi su GPS, celle telefoniche o reti wifi;
- State, si attivano se si verifica un determinato stato dello smartphone (es. connessione/disconnessione wifi, caricabatterie, bluetooth, valori delle variabili, sensori);
- Event, si attivano se si verifica un determinato evento istantaneo (es. ricezione di un SMS, schermo acceso/spento, ecc.).

Dulcis in fundo, i Task realizzati possono essere esportati, oltre che come file xml utilizzabili da altre persone, come vere e proprie app standalone grazie a Tasker App Factory, una estensione di Tasker che consente l'esportazione dei singoli Task come APK, che a loro volta possono essere perfino vendute su Google Play e utilizzate anche da chi non possiede Tasker.

Padroneggiare Tasker non è facile, perché necessita comunque di un approccio di tipo procedurale, ovvero la capacità di schematizzare un processo in azioni, partendo dall'obiettivo che vogliamo raggiungere. Come ad esempio: quando entro in auto spegni il wifi, accendi il bluetooth, lancia Waze e accendi il GPS. O ancora: quando rientro a casa, disattiva la rete dati mobile, accendi il wifi, riduci al 30% suoneria e avvisi.

Per fortuna però esiste sul web un'ampia documentazione su Tasker, alla quale vi rimando se volete approfondire il suo utilizzo. Innanzitutto una guida all'uso, poi una serie di how-to per realizzare molti task step by step (e in alcuni casi scaricarli direttamente come xml), o anche Profili per ogni esigenza (sempre con la possibilità di scaricarli già pronti). Se poi avete grandi difficoltà con l'inglese, vi rimando a una serie di appunti (molto) sparsi ma (molto) utili di Simone Murdock.

Atooma, una tipa piuttosto estroversa

Atooma è una delle startup italiane premiate durante l'evento che TechCrunch ha organizzato in Italia il 27 settembre scorso, e che ha visto uno showcase di quasi 50 idee imprenditoriali tecnologiche. Se volete approfondire l'evento, vi consiglio vivamente di dare un'occhiata ai video degli interventi, mentre cliccando qui è possibile vedere la presentazione di Atooma da parte del CEO Francesca Romano.

A differenza di Tasker, ha dalla sua una interfaccia molto più user friendly e intuitiva e la possibilità di interagire direttamente con altri servizi web come Gmail, Dropbox, Twitter e Facebook.


Il principio è il medesimo alla base di IFTTT ovvero If This Then That, il famoso servizio totalmente basato su web capace di fare interagire tra loro ben 53 servizi web tra i quali sempre Facebook, Twitter, ma anche Instagram, Google Reader, Google Drive, Gmail, Box, per creare vere e proprie "ricette".

Per creare un "atooma", è quindi sufficiente partire da una condizione iniziale che lo innesca, come ad esempio IF "ricevo un SMS" AND "viaggio in auto" allora DO "leggi l'SMS ad alta voce" AND "invia un SMS di risposta al mittente".

 

L'app è attualmente disponibile in public betascaricabile gratuitamente da Google Play, e per utilizzarla è necessario creare un account, sfruttando quello Google che già possediamo. Il modello di business sul quale si basano i quattro giovani startupper romani è quello di creare una community di utenti, che inizialmente creano e scambiano atooma in maniera libera direttamente nell'app mobile o sul sito web, per poi passare successivamente alla vendita degli stessi atooma sulla medesima piattaforma.

Il video di presentazione del progetto è molto interessante, spiega i principi di funzionamento di Atooma e appunto il suo modello business.



Ora non perdete tempo, installate l'app e divertitevi a creare atooma dando fondo alla vostra fantasia, poi si vedrà. Faccio personalmente i miei complimenti e un grande in bocca al lupo ai geniali ideatori Gioia Pistola, Francesca Romano, Fabrizio Cialdea e Andrea Meriggioli.