mercoledì 31 dicembre 2014

Titanium Backup Pro e l'errore "Spazio di archiviazione insufficiente"

Titanium Backup è un'app per dispositivi android estremamente potente, che consente di effettuare un backup dei nostri device sia per le singole applicazioni che l'intera ROM. Personalmente la uso per fare regolari backup delle app e relativi dati, in modo tale da poterle ripristinare in caso di reset o aggiornamento dello smartphone/tablet.

Courtesy of Lifehacker

Il vantaggio di non reinstallare ex novo le applicazioni una per una ma di recuperarle con Titanium Backup è enorme: risparmio di tempo e soprattutto dei dati utente delle stesse app. Anche di quelle che magari avete ottenuto gratuitamente in versione full grazie a Appgratis o App of the day, ma che se doveste reinstallarle perdereste definitivamente.

Ma il requisito fondamentale per l'utilizzo di TB è aver effettuato il root del dispositivo, una operazione che da un lato sblocca molte funzionalità, dall'altro può invalidare la garanzia dello smartphone o del tablet. Pur essendo una operazione estremamente semplice da effettuare -basta cercare sul web la procedura per i device in vostro possesso- non mi assumo alcuna responsabilità nel caso decidiate di provarci.

Se volete capire meglio quali sono alcune delle potenzialità di Titanium Backup, vi consiglio di guardare questo breve video che spiega in che modo effettuare e ripristinare i backup delle applicazioni. Nel video viene illustrata la funzione per il backup delle sole app, ma la vera potenza di TB sta nel fatto che può -come affermavo prima- effettuare il backup anche dei dati delle app stesse. Ma TB può fare molto, ma molto di più...



Ora passo alla questione che vorrei affrontare in questo breve post. Quando il numero delle app diventa elevato, il loro backup e relativi dati diventa davvero enorme -nel mio caso raggiunge più di 5 GB- e conviene effettuarlo nella scheda SD esterna,

Purtroppo, dalla versione di android Kitkat 4.4 per motivi di sicurezza la scrittura da parte di applicazioni non di sistema sulla scheda SD esterna è inibita. Se pertanto proveremo a effettuare con TB il backup su di essa, comparirà lo scoraggiante messaggio di errore "Spazio di archiviazione insufficiente".

Per ovviare a questo limite, è necessario modificare un file di sistema per abilitare la scrittura della SD esterna. Vi propongo qui appresso due procedure, una per smanettoni che vogliono sporcarsi le mani -e se avete effettuato il root dovreste esserlo *by default*- un'altra per chi invece ama la vita comoda e vuol correre pochi rischi.

La versione per smanettoni

Si tratta di modificare con un file explorer con diritti root (io ad es. uso Solid Explorer) il seguente file:
/system/etc/permissions/platform.xml
aggiungendo questa stringa
<group gid="sdcard_rw" />
alle seguenti sezioni del suddetto file
<permission name="android.permission.WRITE_EXTERNAL_STORAGE" >
    <group gid="sdcard_r" />
    <group gid="sdcard_rw" />
    <group gid="media_rw" />
</permission>
<permission name="android.permission.WRITE_MEDIA_STORAGE" >
    <group gid="sdcard_rw" />
    <group gid="media_rw" />
</permission>
A questo punto riavviare il device e il gioco è fatto: niente più errori di scrittura sulla SD esterna con Titanium Backup né altre applicazioni.

La versione per chi non ama il rischio

There's an app for that... si tratta di SDFix, un'applicazione che una volta installata ed eseguita non fa altro che effettuare le modifiche illustrate sopra in maniera automatica, creando anche una copia di backup del file platform.xml

Goodies

Se volete approfondire l'uso e le potenzialità di TB, vi consiglio questa guida e quest'altra molto complete in inglese e questa qui un po' più sintetica ma comunque efficace in italiano.

Bene, a questo punto non mi resta che augurarvi un 2015 *totally geek*


venerdì 12 settembre 2014

Installare Moodle su host Aruba

Dopo il mio precedente post su come installare ownCloud sempre su hosting Aruba, questa è la volta del più noto Learning Management System open source: Moodle.

Innanzitutto voglio ringraziare la community italiana di Moodle, con l'aiuto della quale sono venuto a capo sia dell'installazione del LMS che della risoluzione di un fastidioso problema post installazione del quale vi dirò dopo. Questo post dunque è un sunto riorganizzato delle informazioni reperite sulla community più qualche mio suggerimento.

Ma andiamo al dunque.

Il prerequisito fondamentale è -oltre ovviamente a possedere un hosting Linux su Aruba- aver acquistato il servizio aggiuntivo database MySQL che al costo di €7/anno più IVA offre 5 database e 1GB di spazio complessivo su disco.

Upload di Moodle sull'host

Prima di tutto, naturalmente, è necessario scaricare l'archivio zip dell'applicativo Moodle dal sito web ufficiale, la versione attuale è la 2.7.2. Per caricarla sul nostro host useremo ftp, ma come molti sanno questo servizio non consente di caricare e al contempo decomprimere un archivio sul server. L'alternativa alla decompressione sul nostro PC e successivo upload in ftp -che durerebbe ore- è quello di usare un tool php per scompattare l'archivio zip di Moodle direttamente sull'host una volta caricato in ftp.

Per fare ciò useremo il tool PclZip, seguendo la guida di minidesign, e che useremo in questo modo:
  1. scarichiamo PclZip come archivio zip da questo link e scompattiamolo sul nostro computer, otterremo una cartella denominata 'minidesign-pclzip' contenente alcuni file,
  2. carichiamo in ftp -io uso come client l'ottimo Filezilla- questa cartella nella directory radice del nostro host,
  3. sempre in ftp carichiamo l'archivio zippato di Moodle direttamente nella stessa cartella 'minidesign-pclzip',
  4. ora non resta che lanciare lo script puntando con il browser al file index.htm del tool, ad esempio http://www.miosito.it/minidesign-pclzip/index.htm e inserire nella casella visibile nella pagina il nome dell'archivio zippato di Moodle ovvero 'moodle-2.7.2.zip' e cliccando su 'Unzip'.
  5. il processo di scompattamento partirà sul vostro host, ma armatevi di santa pazienza e abbiate fede, al termine comparirà una schermata col messaggio "Operazione eseguita",
  6. a questo punto troverete nella radice dell'host la vostra bella cartella 'moodle' con tutti i file del LMS, pronti per essere configurati e installati.

Configurazione dei servizi php

Per configurare i servizi PHP specifici per Moodle bisogna loggarsi nel pannello di amministrazione di Aruba, selezionare 'Hosting linux' e poi 'Servizi hosting' e nella finestra che si aprirà selezionare 'Personalizzazione del file PHP.INI'. A questo punto potremo scegliere la configurazione 'Moodle' tra quelle proposte, cliccheremo 'OK' e poi 'Chiudi'.

Modifica del file di configurazione di Moodle

Ora modificheremo il file 'adminlib.php' portandoci nella cartella sull'host '\moodle\lib' con Filezilla, cliccando col tasto destro sul file e scegliendo dal menu contestuale 'Visualizza/Modifica'. Inserire dopo la stringa

$siteroot = str_replace('\\', '/', strrev($CFG->dirroot.'/')); // win32 backslash workaround

la seguente:

$siteroot = $CFG->dirroot.'/';


A questo punto proteggiamo da eventuali modifiche e accessi web i file impostando i permessi 755 alla cartella moodle e alle sue sottocartelle. Utilizzando Filezilla fare clic destro sulla cartella 'moodle' scegliendo la voce 'Permessi file'  e impostando il valore numerico 755, facendo attenzione a selezionare la casella 'Includi sottocartelle' e premendo OK. Anche in questo caso, armatevi di santa pazienza perché l'operazione è molto lunga.

Configurazione del database

Entrate nel servizio di gestione del servizio MySQL di Aruba dal pannello di controllo scegliendo 'Database' e poi 'MySql' e successivamente 'Gestisci'. Si aprirà una finestra nella quale dovrete loggarvi con le credenziali di admin del database MySQL che non sono le stesse del pannello di controllo di Aruba. Se le avete perse, potete recuperarle cliccando nel pannello di controllo sul link in alto a destra 'Area clienti', selezionando dalla colonna sinistra 'Servizi aggiuntivi' poi la voce 'Database MySQL' e cloccando su 'Ho perso i dati' seguite la procedura di recupero.

Una volta loggati nel pannello di amministrazione del database MySQL bisogna impostare la 'Collation della connessione di MySQL' a 'utf8_bin'.

Installazione

Ora bisognerà creare con Filezilla una cartella denominata 'moodledata' nella radice dell'host, e potremo finalmente avviare la procedura di installazione di Moodle, puntando con il browser alla relativa cartella, ad esempio http://www.miosito.it/moodle e seguendo le istruzioni passo passo.

Se la configurazione del server è andata a buon fine, dopo il check la procedura proseguirà, e a un certo punto vi verranno chiesti in una schermata:

  1. la cartella di installazione di Moodle ovvero 'moodle'
  2. la cartella dati 'moodledata' che avete precedentemente creato
  3. l'host del database MySQL che è in genere un indirizzo IP visualizzabile nel pannello di amministrazione del database
  4. il nome del database, ovvero uno dei 5 messi a disposizione nel servizio MySQL di Aruba
  5. il nome utente amministratore
  6. la password amministratore
Il resto della procedura avviene passo passo, e non dovrebbe comportare problemi, terminerà con la configurazione dell'utente admin di Moodle.

Un possibile problema

Al termine della procedura, potrebbe verificarsi un problema di cattiva visualizzazione del template del tema di Moodle, come nello screenshot qui sotto.


Don't panic, sempre nella community Moodle italiana ho trovato la soluzione. Nel pannello di amministrazione di Moodle, recarsi nel percorso Amministrazione del sito -> Server -> HTTP -> togliere il flag all'opzione 'Utilizza gli slash arguments' e l'aspetto di Moodle sarà perfetto!

Bene, credo di aver detto tutto. Ringrazio ancora la community italiana di Moodle alla quale raccomando caldamente di iscrivervi e... buon e-learning con Moodle!

mercoledì 18 giugno 2014

I 9 elementi della Cittadinanza Digitale

La Cittadinanza Digitale può essere definita come l’insieme di norme per un comportamento appropriato e responsabile riguardo l'uso delle tecnologie.
Questo documento/manifesto vuole essere di ausilio a tutti/e coloro che sono a vario titolo impegnati/e nella costruzione della Cittadinanza Digitale, e viene pertanto rilasciato in licenza CC-BY (vedi note al termine).

1. Accesso digitale

Per una partecipazione digitale a pieno titolo di chiunque nella società
Gli utenti devono essere consapevoli che non tutti hanno le stesse opportunità nell’uso delle tecnologie. Lavorare per l’uguaglianza dei diritti digitali e sostenere l'accesso alle tecnologie è il punto di partenza della cittadinanza digitale stessa. L’esclusione digitale rende difficile la crescita della società utilizzando questi strumenti. Contribuire a fornire ed ampliare a tutti e tutte l'accesso alle tecnologie dovrebbe essere l’obiettivo primario dei cittadini digitali. Gli utenti devono tenere a mente che ci sono persone che hanno un accesso limitato alla tecnologia, e che quindi devono essere fornite loro ulteriori risorse. Per diventare cittadini produttivi, bisogna impegnarsi a fare in modo che a nessuno sia negato l'accesso digitale.

2. Commercio digitale

Acquisto e vendita online di beni
Gli utenti devono avere ben presente che una larga fetta di economia di mercato è ormai di tipo elettronico. Gli scambi legittimi e legali sono la maggioranza, ma l'acquirente o il venditore deve essere consapevole dei problemi ad esso associati. La possibilità di fare acquisti su Internet di giocattoli, abbigliamento, libri, elettronica, alimentari, ecc. è diventata comune per molti utenti. Allo stesso tempo, una altrettanto grande quantità di beni e servizi che sono in conflitto con le leggi o la morale di alcuni paesi stanno emergendo sempre più, si tratta di attività come i download illegali, la pornografia e il gioco d'azzardo. Gli utenti devono imparare a essere consumatori efficaci in una nuova economia digitale.

3. Comunicazione digitale

Scambio elettronico di informazioni
Uno dei cambiamenti più significativi nell’ambito della rivoluzione digitale è la capacità di una singola persona di comunicare con migliaia di altre persone. Nel 19° secolo le forme di comunicazione erano limitate. Nel 21° secolo le possibilità e le modalità di comunicazione sono esplose offrendo una vasta gamma di scelte (ad esempio e-mail, telefoni cellulari, messaggistica istantanea). Questa espansione della comunicazione digitale ha portato una grande rivoluzione, perché oggi le persone sono in grado di tenersi in costante contatto con gli altri. Ora tutti hanno l'opportunità di comunicare e collaborare con chiunque, da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. Purtroppo a molti utenti non è ancora chiaro come prendere decisioni appropriate di fronte a tante diverse opzioni di comunicazione digitale.

4. Competenze digitali

Il processo di insegnamento e apprendimento delle tecnologie e il loro uso
Se da un lato le scuole italiane - partite con grande ritardo rispetto a quelle del mondo anglosassone - hanno fatto molti progressi nel campo della tecnologia,parecchio resta ancora da fare. Una rinnovata attenzione deve essere posta su quali tecnologie vanno apprese come dovrebbero essere impiegate. Le nuove tecnologie che si stanno aprendo sempre più la strada nel mondo del lavoro, attualmente non vengono utilizzate nelle scuole (ad esempio videoconferenze, spazi di condivisione online come wiki e servizi cloud, ambienti di apprendimento online, ecc.). Inoltre i lavoratori, in svariate situazioni occupazionali hanno continuo bisogno di informazioni immediate (informazioni just-in-time). Questo processo richiede sofisticate capacità di ricerca e di elaborazione, ovvero lo sviluppo di competenze digitali. Gli studenti devono dunque letteralmente imparare ad apprendere nella società digitale. In altre parole, i ragazzi devono essere pronti ad “imparare a imparare” qualcosa, sempre e ovunque. Il mondo degli affari, quello militare e quello medico sono alcuni esempi di come la tecnologia venga utilizzata in modo estremamente diverso nel 21° secolo. Non appena emergono nuove tecnologie, gli studenti dovrebbero imparare a usarle in modo efficace e appropriato. La cittadinanza digitale consiste nell’educare le persone in un modo nuovo, che evolve di continuo, persone che hanno bisogno di un elevato grado di competenza digitale.

5. Netiquette

Procedure e codice di condotta appropriati
Le problematiche relative a tenere un corretto codice di condotta nell’uso delle tecnologie, sono spesso piuttosto complesse da gestire. Gli utenti spesso riescono a riconoscere un comportamento inadeguato quando lo vedono, ma risulta più difficile rendersi conto quando si sbaglia in prima persona. Prima di utilizzare le tecnologie digitali - soprattutto quelle che implicano comunicazione con gli altri - è necessario acquisire una sorta di galateo digitale. Normalmente nei forum, nelle community e nei social network vengono definite norme e regolamenti ai quali è necessario attenersi, per garantire il rispetto altrui. In sostanza, per essere cittadini digitali è fondamentale acquisire e rispettare buone norme di comportamento che tutto sommato non sono dissimili da quelle che dovremmo tenere in qualunque situazione nella quale interagiamo con altre persone.

6. Norme di diritto digitale

Responsabilità elettronica delle proprie azioni
Il diritto digitale si occupa dell'etica tecnologica all'interno della società. L’uso non etico della tecnologia si manifesta in forma di furto e/o atti criminali. Gli utenti devono avere sempre presente che appropriarsi indebitamente con il mancato rispetto della licenza d’uso o danneggiare il lavoro digitale di altri, rubarne l'identità, o la proprietà online sono crimini a tutti gli effetti. Esistono anche in Italia leggi che tutelano in vario modo i diritti digitali, e che si applicano ad esempio a chi lavora o anche gioca online. Gli atti criminali digitali vanno dall’hacking non autirizzato di informazioni, al download illegale di musica e film, al plagio, alla creazione di virus, all'invio di spam fino al furto di identità digitale.

7. Diritti e doveri digitali

Libertà estese a tutti in un mondo digitale
Analogamente alle carte costituzionali di molti stati democratici, esiste una serie di diritti di base estesi a tutti i cittadini digitali, che garantiscono sostanzialmente la privacy, la libertà di espressione, la tutela della propria persona. I diritti digitali di base devono essere approfonditi, discussi e compresi da tutti i cittadini digitali. E naturalmente i diritti implicano anche delle responsabilità. Gli stessi utenti devono contribuire nel definire come la tecnologia deve essere utilizzata in modo appropriato nei vari contesti nei quali viene impiegata. In una società digitale diritti e doveri devono assolutamente coesistere in maniera armoniosa, ed essere condivisi e accettati da tutti i cittadini.

8. Salute e benessere digitali

Benessere fisico e psicologico in un mondo di tecnologia digitale
La salute degli occhi, sindrome da stress ripetitivo e buone pratiche ergonomiche sono questioni che devono essere affrontate in un nuovo mondo tecnologico. Oltre alle problematiche prettamente fisiche, stanno diventando sempre più frequenti quelle di origine psicologica, come la dipendenza da Internet. Gli utenti devono tenere a mente che ci sono sempre pericoli intrinseci nell’uso delle tecnologie. La Cittadinanza Digitale comprende una cultura in cui agli utenti viene insegnato come proteggere se stessi attraverso l'istruzione e la formazione.

9. Sicurezza digitale

Precauzioni digitali per proteggere sé stessi
In ogni società ci sono individui che rubano, deturpano beni o danneggiano altre persone. Lo stesso accade nella comunità digitale. Non è sufficiente fidarsi di altri membri della comunità per garantire la nostra stessa sicurezza. Nelle nostre case installiamo allarmi e abbiamo serrature alle porte per assicurarci un certo livello di protezione. Lo stesso deve valere per la sicurezza digitale. Abbiamo bisogno di proteggere i nostri sistemi da virus, effettuare il backup dei dati ed evitare il danneggiamento delle nostre apparecchiature elettroniche. Come cittadini digitali responsabili, dobbiamo essere in grado di proteggere le nostre informazioni da forze esterne che potrebbero causare disagi o danni.

Rispetto, Educazione e Protezione (REP)

Il metodo RED è un modo molto efficace sia per spiegare sia per insegnare i concetti della cittadinanza digitale. Rispetto, Educazione e Protezione digitali sono temi che andrebbero insegnati quanto prima possibile, già a partire dalla scuola primaria.
La metodologia REP prevede che ognuna di queste tre aree richiami a sua volta tre dei nove elementi visti prima.
In tal modo l’apprendimento degli elementi chiave risulterà più efficace poiché contestualizzato nelle tre grandi tematiche cardine della cittadinanza digitale: Rispetto, Educazione e Protezione.

Rispetta te stesso, rispetta gli altri

  • 5. Netiquette
  • 1. Accesso digitale
  • 6. Norme di diritto digitale

Educa te stesso, comunica con gli altri

  • 3. Comunicazione digitale
  • 4. Competenze digitali
  • 2. Commercio digitale

Proteggi te stesso, proteggi gli altri

  • 7. Diritti e doveri digitali
  • 9. Sicurezza digitale
  • 8. Salute e benessere digitali

Note

Questo documento è stato liberamente tratto da “Nine Elements of Digital Citizenship” di Mike Ribble, che si ringrazia per aver acconsentito alla sua traduzione e divulgazione.
Le icone sono state create da VisualPharm.

lunedì 16 giugno 2014

Creare su tablet Android un profilo protetto per i nostri bambini

L'input a scrivere questo breve post me l'ha dato il mio amico e collega +Domenico Capolongo, che aveva la necessità di controllare l'uso che uno dei suoi figli fa di un tablet Android, dispositivi che si prestano molto bene ad un uso "collettivo", soprattutto in famiglie con figli piccoli o che comunque necessitano ancora di un controllo riguardo la fruizione dei contenuti su web.

Premetto che la creazione di account utente multipli è possibile solo su dispositivi equipaggiati con versione android 4.1 Jelly Bean o successive. Per quelle precedenti è necessario ricorrere a applicazioni specifiche, come SwitchMe che però richiede anche permessi di root.

Il vantaggio di disporre di più utenti su un tablet è che ognuno di essi avrà un proprio ambiente totalmente personalizzato, ma è fondamentale tenere presente che esistono due tipi di account: utente normale e profilo con limitazioni. Il primo è un vero e proprio utente totalmente a sé stante rispetto agli altri, con configurazione dell'account Google autonoma e conseguentemente applicazioni personalizzate. Un account di questo tipo è adatto per un ragazzo o un adulto, che avrà totale autonomia d'uso del tablet. L'account "Proprietario" -una sorta di amministratore del dispositivo- ha comunque la facoltà di cancellare qualunque altro utente o profilo creato.

Il profilo con limitazioni invece non è un vero utente, ma dipende proprio da quello "Proprietario" dal quale deriverà le applicazioni che potrà o meno usare. E' questo tipo di profilo che consentirà di configurare un ambiente protetto per i nostri ragazzi.

Creazione del profilo con limitazioni

La prima cosa da fare è naturalmente creare il profilo limitato, accedendo alle impostazioni del tablet e tappando sulla voce "Utenti". Tappare poi su "Aggiungi utente o profilo" e selezionare "Profilo con limitazioni". A questo punto potremo impostare il nome del profilo e selezionare le applicazioni che vorremo concedere in uso al profilo stesso, scegliendole dall'elenco che comparirà tappando sul simbolo delle impostazioni.

 

Potrebbe volerci qualche lungo istante prima di visualizzare l'elenco delle applicazioni installate sul tablet, quindi pazientate. Le app che vorremo concedere in uso al profilo dovranno essere impostate su ON, mentre quelle che vorremo tenere inaccessibili, viceversa su OFF. Il profilo limitato però non consente l'utilizzo di applicazioni che fanno uso di un account. Quindi scordatevi di far usare ai vostri figli in questo modo ad esempio le app di Gmail, Twitter e Facebook, che non potranno essere abilitate. Rimarranno comunque accessibili via browser web, poco male dunque.


Una volta creato e configurato il profilo con limitazioni per i vostri figli, buona norma è impostare un blocco schermo sul vostro profilo principale con segno o PIN, in modo tale da impedire loro di accedervi impunemente.


Il profilo limitato non consente l'uso del Play Store di Google, quindi per quanto riguarda installazioni improprie di app, possiamo stare tranquilli. Rimane comunque ancora un problema da risolvere: come controllare e limitare l'accesso a siti web pericolosi o inadatti ai nostri figli?

Il controllo dei contenuti web pericolosi

Esistono svariate app Android che consentono il parental control, praticamente tutte prevedono un abbonamento annuale per il loro utilizzo. Tra quelle che ho provato, la più efficace mi è sembrata Funamo, che mette a disposizione moltissime potenti funzionalità. Tra l'altro è l'unica che non prevede un canone annuo per i propri servizi, ma una sorta di licenza a vita legata ai singoli dispositivi al costo di 19,99 USD, ovvero poco meno di 15 euro.

Ma veniamo alla sua configurazione, un po' lunga ma nulla di complicato se avrete pazienza.

Innanzitutto va installata dal profilo proprietario l'app base di controllo, la trovate cliccando qui. Una volta eseguita creeremo un account genitore, inserendo i nostri dati e una email valida. I parametri di protezione con filtraggio dei contenuti inadatti a bambini sono preimpostati, l'app vi farà poi installare il browser web Funamo dedicato, che consentirà una navigazione protetta.

A questo punto sarà necessario entrare nelle impostazioni del profilo limitato che abbiamo creato prima, disabilitare all'accesso eventuali altri browser (es. quello stock o Chrome) e abilitare Funamo Browser.

Happy safe browsing!


domenica 25 maggio 2014

Come sviluppare le Digital Literacies? Partendo dai nostri interessi...

Ormai concetti come digital literacy o competenze digitali sono diventati da un lato l'ultimo hype da cavalcare, dall'altro lo spauracchio degli insegnanti, convinti i propri studenti sedicenti "nativi digitali" stiano dando loro sempre più distacco nell'uso delle tecnologie.

Da sempre io invece sono convinto che la stragrande maggioranza dei ragazzi non siano affatto competenti digitalmente. Usano il web come noi quarantenni usavamo la TV da adolescenti: la subicono quasi passivamente. Pochissimi sono i giovani in grado di creare contenuti digitali originali, e si limitano a condividere e ricondividere idee, immagini, citazioni, materiale multimediale che trovano in giro, essenzialmente sulle bacheche dei propri amici nel confortevole e narcotizzante recinto di Facebook, che è diventato il nuovo media nel quale pochi creano contenuti e la grande massa lo consuma bovinamente.

Grazie a Edudemic mi sono imbattutto in un interessantissimo talk di Doug Belshaw, un esperto di tecnologie e comunicazione che tra le altre cose lavora per la Mozilla Foundation. Doug mette a fuoco l'autentico paradigma che dovrebbe identificare cosa è, anzi, cosa sono le digital literacies. Eh già, perché non esiste una sola competenza digitale, ma ce ne sono infinite, come pure non è possibile affermare che vi siano persone totalmente incompetenti o competenti dal punto di vista tecnologico.

Uno dei passaggi che più mi ha colpito del talk di Doug è quando afferma che "il modo migliore per sviluppare le digital literacies è concentrarsi sull'interesse delle singole persone, come intrinseca motivazione. Se consideriamo un cerchio che racchiude gli interessi personali e un altro che incorpora le cosiddette "questioni importanti", è nell'area di sovrapposizione tra i due che andrebbero sviluppate le digital literacies". Insomma, tutto deve partire dalle proprie reali esigenze -qualunque esse siano- e le competenze digitali devono diventare "abilitanti" per poterle soddisfare.

Belshaw fa molti esempi -vi consiglio di guardare per intero il suo talk qui sotto- di come questo paradigma sia davvero il fulcro della questione, e di come qualunque persona utilizzi le tecnologie digitali debba avere l'opportunità di sviluppare le proprie competenze in maniera personale, arrivando al grado di approfondimento che più è idoneo. L'esatto opposto della certificazione ECDL, un banale pezzo di carta che dovrebbe assicurare le competenze digitali negli svariati settori delle ICT, ma che non riuscirà mai a dimostrare la creatività delle persone.

Concludo richiamando il processo che porta all'acquisizione delle digital literacies, che sempre secondo Belshaw se motivate dai propri interessi derivano da un mix di 8 elementi chiave che vi riporto qui sotto.



  • Culturale – Fondamentale il contesto nel quale la competenza è collocata
  • Cognitivo – Come pensiamo quando stiamo utilizzando uno specifico dispositivo o mezzo tecnologico? 
  • Costruttivo – Dobbiamo puntare a usare la tecnologia in modo costruttivo, non passivo.
  • Comunicativo – Dovremmo utilizzare la tecnologia per migliorare le nostre comunicazioni.
  • Confidente (Sicuro) – E' necessario essere sicuri di sapere come esplorare/usare/padroneggiare/imparare le tecnologie digitali.
  • Creativo – Usare la tecnologia in classe richiede creatività, accollandosi anche qualche rischio, non rimaniamo fermi sulle funzioni base quando è possibile sperimentare nuovi usi e idee.
  • Critico – C'è bisogno di saper guardare in maniera critica le tecnologie che utilizziamo (e per quali scopi).
  • Civico – Dovremmo utilizzare le tecnologie disponibili per il bene comune, non solo per i propri scopi.

domenica 13 aprile 2014

Multitasking, un'app più utile di un coltellino svizzero

Oggi con Appgratis è disponibile da €0,99 a free una piccola ma potente e interessante app. Si tratta di Multitasking, che rende sempre disponibili una suite di strumenti che molto spesso vorremmo a portata di tap in svariati momenti della giornata, mentre usiamo il nostro smartphone.

Il punto di forza di Multitasking è che consente di aprire più di una delle sue app in contemporanea, ognuna nella propria piccola finestra, ridimensionabile e riposizionabile sullo schermo. E sono davvero tante, dalla fotocamera al web browser, da una mappa (peraltro con base OpenStreetMap) al calendario, dal player video, audio a un blocco appunti e svariate altre, date un'occhiata alla gif qui sotto per rendervi conto delle possibilità.


Le app sono disponibili tutte comodamente grazie a una toolbar laterale espandibile, raggiungibili in qualunque momento con un paio di tap.


Sul Play store molti utenti lamentano la mancanza di poter configurare le singole app con altre già installate - ad esempio file explorer, fotocamera, galleria - ma io resto fermamente convinto che il concept di Multitasking è proprio quello di offrire un set di applicazioni proprietarie minimali, eseguibili ed utilizzabili appunto in contemporanea. Se fosse consentito di customizzarle si perderebbe completamente il senso del concept.

Che aspettate allora? Siete ancora in tempo per scaricarla gratuitamente con Appgratis!

Get it on Google Play

domenica 6 aprile 2014

Una lista di risorse per la scuola digitale

Come insegnante grande utilizzatore di tecnologie digitali per la didattica nelle mie classi, sono sempre alla ricerca di nuove risorse per migliorare il mio lavoro, e rendere sempre più interessante l'apprendimento dei miei studenti.

Le fonti dalle quali mi "approvvigiono" sono tantissime, e spesso il rischio è quello di perdersi tra la miriade di siti web, strumenti, piattaforme che vanno sempre più assomigliandosi, e arrivare a soffrire di overflow di informazione.

Allo stesso tempo - come molti altri "tecnoinsegnanti" - ho il grande bisogno di sistematizzare le risorse che reputo più interessanti per poterle recuperare a distanza di tempo, ma anche condividere le mie scoperte, raccogliere pareri dei colleghi, fornire loro un luogo che possa essere al contempo una "lista della spesa" e uno spazio di discussione e confronto.

Sono già un assiduo frequentatore della pagina Facebook "Insegnanti 2.0" nella quale l'attività di condivisione tra insegnanti è davvero effervescente e molto stimolante. Ma nutro da sempre una certa avversione per il "recinto dorato" del social network blu, e cerco in ogni modo di mantenere la "porta aperta" verso l'esterno, postando risorse che facciano uscire la gente da Facebook e rendendo il processo di condivisione più aperto, sotto ogni punto di vista.

Molto tempo fa avevo creato sul servizio web di condivisione sociale list.ly una lista delle risorse web per l'insegnamento delle scienze. Mi sono deciso ora a crearne un'altra specifica per raccogliere e condividere strumenti e risorse per la scuola digitale, la trovate cliccando qui.



Il bello di list.ly è che consente a chiunque di poter contribuire con proprie proposte alle liste, in puro stile collaborativo. E' sufficiente registrarsi sfruttando anche il proprio account Facebook, Twitter, Google+ o Linkedin, seguire le liste che ci interessano e installare il bookmarklet per poter inserire al volo gli elementi interessanti, man mano che navighiamo sul web.

Una volta inserito un elemento nella lista - raccomando di usare i tag in modo tale da catalogare gli elementi per genere e renderli facilmente ricercabili - è cosa buona e giusta diffonderlo urbi et orbi su Facebook, Twitter, Google+ e Linkedin.

E' anche possibile inserire manualmente nuovi elementi nella lista, cliccando sul pulsante "Add to list" e incollando l'URL del sito che vogliamo aggiungere, verrà popolata automaticamente la descrizione della risorsa - che potremo comunque modificare - e una immagine che lo rappresenta.


Uno degli aspetti più interessanti di list.ly è che consente non solo di proporre nuovi elementi alle liste, ma anche di segnalare per ogni singola risorsa se la usiamo (cliccando sul tasto "I use this") e possiamo fornire aiuto ad altri utenti (tasto "I can help"). Possiamo inoltre votare in maniera positiva (like) o negativa (dislike) per le risorse, che di conseguenza potranno scalare la classifica CrowdRank. Cliccando sul numero di ranking di un singolo elemento si aprirà una scheda di dettaglio, grazie alla quale visualizzeremo gli utenti a cui piace o non piace, chi la utilizza e chi può fornire aiuto. In ultimo, possiamo commentare gli elementi della lista, per lasciare impressioni o suggerimenti.


Bene colleghi insegnanti, ora non vi resta che contribuire alla lista Risorse per la scuola digitale!

domenica 23 febbraio 2014

#Whatsappdown? There's an app for that: Telegram

Il blackout di WhatsApp che sabato scorso ha mandato nel panico milioni di utenti nel mondo - a quanto pare la totalità in Italia - ha fatto immediatamente puntare il dito contro l'onnipotente Facebook, che l'ha di recente acquisita per 19 miliardi di dollari. In molti hanno pensato a uno switch off imposto dal gigante dei social network, in sintonia con la strategia che assieme a Google vede i mostri del web ingoiare ogni potenziale concorrente, per poi magari lasciarli morire.

Non è stato così, e dopo 5 ore di ansia generalizzata il servizio di messaggistica più grande del mondo (si contano circa 450 milioni di utenti attivi) è tornato operativo. Ma in realtà questo episodio, per gli utenti più critici e attenti ha costituito la fatidica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Servizi di messaging istantaneo alternativi a WhatsApp ce ne sono in giro molti, e da parecchio tempo. Oltre ChatOn preinstallato su dispositivi Samsung, abbiamo a disposizione l'ottimo Indoona di Tiscali, multipiattaforma e che consente anche di chiamare i fissi gratuitamente, ma anche Wechat, Line e il vecchio Viber. Se volete approfondire la cosa, su Wikipedia trovate una interessante comparazione tra i servizi di instant messaging disponibili.

Ma il servizio che ha avuto il maggior exploit nella sola giornata di sabato - quando è avvenuto il blackout di Whatsapp - con 500.000 nuovi iscritti in poche ore è stato Telegram. E i motivi sono molto molto validi, tanto da aver immediatamente convinto anche me.

In primo luogo Telegram è un progetto totalmente free e open source, con API e protocollo entrambi aperti (GPLv2). Attualmente è disponibile sul sito ufficiale solo per Android e iOS, ma l'essere open source consente a chiunque di sviluppare applicazioni e ulteriori servizi in maniera assolutamente libera. Esistono infatti client non ufficiali anche per Windows mobile e desktop (Windows, Mac e Linux) e addirittura una comodissima webapp Chrome, che ne consentono l'uso simultaneo multipiattaforma, senza i vincoli imposti da WhatsApp.

Il punto di forza di Telegram è però la privacy. Il livello di crittografazione dei messaggi è molto elevato, possiamo inoltre creare chat segrete p2p che si autodistruggono dopo un determinato periodo di tempo, e che non vengono conservate sui server del servizio. Insomma, restiamo padroni al 100% di quello che scriviamo, e nessuno ci ficcherà mai il naso.

Altra peculiarità non da poco è la possibilità di inviare file ad altri utenti grandi fino addirittura ad 1GB. Mica male!

Insomma, ho deciso di passare a Telegram e fare io stesso lo switch off di WhatsApp, perché credere in progetti come questo - che non verranno venduti a nessuno, né ora né mai - sono l'unica risposta valida e forte al totalitarismo mediatico che Facebook - ma Google non è da meno, sebbene consenta un più agevole opt out - sta imponendo al mondo intero, con centinaia di milioni di utenti beatamente e inconsciamente segregati nel suo giardino di gomma, e che sempre meno avranno motivi per uscirne.

E allora libera la tua voce e le tue dita, esci dal recinto di Facebook, passa a Telegram!!!



venerdì 14 febbraio 2014

Un frappè di mappe

Grazie a Luciano Giliberto ho scoperto un sito che rende possibile confrontare una qualunque superficie del planisfero con altre. Con MAPfrappe infatti è sufficiente disegnare aree ad esempio ricalcando i confini di uno stato, una regione e andare in giro per il mondo per capire se la Puglia è davvero così piccola in confronto ad altre regioni.
Una volta disegnate le aree sulla mappa presente nel primo riquadro, MAPfrappe consente di andare in giro per il mondo confrontandole con altre zone, nella seconda mappa. Man mano che ci si sposta, le aree create da noi rimarranno al centro e verranno automaticamente sovrapposte sulla zona che osserviamo.

In effetti, la mia regione è lunga quasi quanto l’Islanda, chi l’avrebbe mai detto?!? In realtà io me l’aspettavo - come tutti coloro che lavorano nella geomatica o si intendono di geografia - perché la proiezione cartografica utilizzata per rappresentare la superficie terrestre da Google Maps - servizio sul quale è basato MAPfrappe - è quella di Mercatore, una proiezione conforme, che preserva gli angoli tra due segmenti ma non le aree.
Ciò comporta che gli oggetti rappresentati su questo tipo di carte risultano sempre più estesi - in rapporto alla scala - rispetto alla realtà man mano che si procede dall’equatore verso i poli, ovvero con l’aumentare della latitudine.

Provate a disegnare i contorni di regioni e stati, e portarle a spasso per il mondo, per vedere come cambiano in funzione della latitudine. Ad esempio tracciate un contorno attorno all'Africa e portatela sopra la Russia, come apparirà in confronto? E la Cina messa sull'Islanda?


Un altro semplice ma utile servizio che offre MAPfrappe è Iso-LonLat, che consente di confrontare latitudine e longitudine di un punto con qualunque altro sul globo terrestre. Così risulta facile evidenziare come Bari, contrariamente a quanto i più credono, si trova più a nord di Napoli di circa 25 km.

Insomma MAPfrappe è un potente strumento didattico, che mostra come il mondo - rappresentato su una carta geografica - non è esattamente come sembra.